ANZIANI, FNP CISL CATANIA: «CIVICO 8 NON RESTI UN CASO ISOLATO, IL MODELLO VA ESTESO ALLA CITTÀ»

Welfare di prossimità, il sindacato sull’apertura di Civico 8 a San Giovanni Galermo

Giacomo Giuliano: « Serve una nuova politica dell’abitare: invecchiare nel proprio quartiere deve diventare un diritto»

CATANIA – Otto appartamenti in cui gli anziani possono continuare a vivere in autonomia, mantenendo il legame con il proprio quartiere e potendo contare su una rete di servizi e assistenza. L’apertura di Civico 8 a San Giovanni Galermo rappresenta per la FNP CISL Catania un primo passo verso un nuovo modello di welfare di prossimità, che supera la tradizionale logica dell’istituzionalizzazione e punta su co-housing, abitare assistito e integrazione tra servizi sociali e sanitari.

Un’esperienza che, secondo il sindacato dei pensionati, non deve però rimanere isolata, ma diventare punto di partenza per costruire una politica cittadina capace di affrontare i nuovi bisogni della terza e quarta età. «Civico 8 dimostra che una risposta diversa all’invecchiamento è possibile: non strutture chiuse e separate dal territorio, ma abitazioni inclusive, autonomia e servizi costruiti attorno alla persona – dichiara Giacomo Giuliano, segretario generale FNP CISL Catania – la sfida adesso è fare in modo che questa esperienza non resti un caso isolato. Occorre mettere a sistema risorse del PNRR, fondi comunali e servizi sanitari per costruire una rete stabile, capace di garantire continuità assistenziale, prevenire la non autosufficienza e sostenere concretamente le famiglie e i caregiver. Invecchiare bene nel proprio quartiere, senza essere costretti a rinunciare alle relazioni e alla quotidianità, deve diventare un diritto».

Per la FNP CISL, il modello deve partire dal “progetto di vita” della persona anziana, attraverso percorsi personalizzati e condivisi e una piena integrazione degli appartamenti e dell’assistenza domiciliare nella rete territoriale dei servizi. Centrale anche la prevenzione: l’intervento, sottolinea il sindacato, non può iniziare soltanto quando si manifesta una condizione di non autosufficienza, ma deve agire prima, investendo su socialità, domiciliarità, autonomia e sostegno alle famiglie.

«Dobbiamo cambiare prospettiva: occuparsi degli anziani non significa intervenire soltanto quando emerge una fragilità grave – prosegue Giuliano – servono servizi domiciliari, occasioni di socialità e strumenti di sollievo per chi ogni giorno si prende cura di un familiare. È su questo terreno che si misura la capacità di una città di accompagnare davvero l’invecchiamento della propria popolazione».

Altro punto centrale è il rapporto con San Giovanni Galermo. La FNP CISL propone che gli spazi comuni di Civico 8 siano aperti alle associazioni, al Terzo Settore e agli abitanti del quartiere, trasformando la struttura in un vero presidio di comunità, capace di favorire relazioni e occasioni di incontro anche tra generazioni diverse.

Parallelamente, il sindacato chiede un monitoraggio dei risultati del progetto, non soltanto sul piano assistenziale, ma anche rispetto all’autonomia, alla qualità della vita e al contrasto alla solitudine. Dati ed esperienze che potrebbero consentire di valutare la replicabilità del modello in altre periferie e quartieri della città.

In questo percorso, la FNP CISL richiama anche il ruolo del Garante dei diritti della persona anziana, considerato un interlocutore importante per la tutela della qualità dei servizi residenziali e domiciliari, l’ascolto delle segnalazioni degli anziani e delle famiglie e la salvaguardia dei diritti, della dignità e dell’accessibilità alle cure e alla vita sociale.

«Civico 8 può diventare qualcosa di più di una struttura abitativa: un laboratorio permanente sulle politiche dell’invecchiamento – conclude Giuliano – istituzioni, sanità, Terzo Settore, sindacati e rappresentanze degli anziani devono sedersi allo stesso tavolo. Se questo modello funziona, dobbiamo avere la capacità di misurarne i risultati e replicarlo, soprattutto nei quartieri dove fragilità sociale, solitudine e difficoltà di accesso ai servizi pesano maggiormente».

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