

CATANIA – «In materia di reati ambientali la maggiore responsabilità è dei grandi settori industriali, spesso strettamente legati alle logiche della politica, che a sua volta ritiene di doversi servire dello stesso sistema imprenditoriale. È un vortice di devianza, non solo relativamente all’esercizio d’impresa, ma anche a quello dell’attività politica e amministrativa».
L’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di Pubblica utilità Acque e rifiuti Nicolò Marino ha usato toni duri durante il suo intervento – ieri pomeriggio (8 novembre) a Catania, nell’Aula magna della Facoltà di Scienze Politiche – al convegno sulle connessioni tra estorsione e reati ambientali, organizzato dall’Asaec – Associazione antiestorsione “Libero Grassi”, e moderato dal giornalista Rai Giovanni Tizian.
«È necessario scardinare – ha continuato Marino – la logica di arricchimento dei privati che ostacolano le nuove normative di derivazione europea e dunque l’installazione di impianti di nuova generazione. I gestori delle discariche di vecchio stampo, in cui vengono depositati il 90% dei rifiuti della Sicilia, si oppongono alla creazione di una situazione concorrenziale nello stesso territorio». L’esempio citato dall’assessore è la posizione assunta da Confindustria sulla declaratoria dell’emergenza sul ciclo dei rifiuti della città di Palermo e sull’impiantistica del territorio siciliano. «Non c’è stato nessun commento sulla situazione drammatica dei rifiuti, soltanto la contestazione sull’emergenza per l’impiantistica – ha affermato – il vicepresidente di Confindustria che firmò la nota era, guarda caso, il titolare di una discarica tradizionale. Evidentemente, Confindustria non riesce a controllare i propri iscritti, anche quelli che hanno ruoli istituzionali».
Il tema dei reati ambientali è un tema drammatico, antico, che richiama numerose vicende di cronache italiane e siciliane, per le quali le sentenze giudiziarie sono state emesse anche dopo 20 anni. La questione Bellolampo a Palermo, la discarica abusiva di Monte Po a Catania, il caso “Aimeri Ambiente” e l’operazione “Nuova Ionia” in territorio etneo, il termovalorizzatore di Belpasso e il processo sullo smaltimento illecito dei rifiuti nei laboratori della Facoltà catanese di Farmacia. E si potrebbe continuare con altri numerosi e tragici casi, come l’emblematica indagine sulle malformazioni ad Augusta, di cui l’epidemiologo Anselmo Madeddu ha illustrato i numeri sconcertanti sulla forte contaminazione da mercurio nella rada della città. «I danni provocati sui bambini nascituri – ha mostrato Madeddu – sono quasi sempre talmente gravi da non essere compatibili con la vita. Da qui l’aumento di aborti spontanei».
Una realtà agghiacciante «di cui si conosce solo la parte emersa – ha affermato il procuratore della Repubblica a Catania Giovanni Salvi, a cui sono state affidate le conclusioni – esiste un pericoloso traffico sommerso di dimensioni ingenti. Costa meno la demolizione degli immobili abusivi che lo smaltimento dei rifiuti speciali che ne derivano. Gli interventi della Procura di Catania sono continui, eppure vengono additati come ostacolo al buon funzionamento dell’amministrazione. Di fatto sono un alibi rispetto all’incapacità di gestire la cosa pubblica – ha continuato – dopo decenni di silenzio e di palude, qualcosa si muove, com’è evidente dall’abbattimento delle case abusive costruite sull’oasi del Simeto. Operazione importante che restituirà a tutta la collettività un bene prezioso».
Alla riflessione sul tema l’Asaec ha invitato anche il sindaco di Catania Enzo Bianco. Sono intervenute le massime cariche delle Forze dell’Ordine della città: il questore Salvatore Longo, il colonnello della Guardia di Finanza Roberto Manna, il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Casarsa, il vicequestore Giovanni Signer, i vertici della Caserma di Piazza Dante, e una nutrita rappresentanza del Siap della Polizia di Stato. Presenti le associazioni antiestorsione e ambientaliste – tra cui Giuseppe Rannisi per la Lipu e Renato De Pietro per Legambiente – e una platea massiccia di partecipanti.
«Le stime sostengono che l’inquinamento del sottosuolo concorrerà a far ammalare di cancro 200 milioni di persone, ogni anno – hanno puntualizzato i soci Asaec, rappresentati al tavolo dei relatori dal presidente Giovanni Bonanno – Le ecomafie che si alimentano anche attraverso l’estorsione e l’usura, non interferiscono esclusivamente con l’economia legale, ma compromettono irrimediabilmente la salute delle attuali e delle future generazioni di siciliani. Connivenze, corruzione, ignoranza ed inconfessabili interessi economici costituiscono il bacino di coltura dove si sviluppano le più gravi violenze nei confronti del sottosuolo. Lo stesso suolo dove poi vengono costruiti palazzi, ospedali, scuole, dove vengono allevati gli animali o piantati grano, frutta e verdura. I proventi vengono investiti nel traffico di esseri umani, nella droga, nelle armi e sopratutto nello smaltimento dei rifiuti tossici dal nord al sud del mondo. L’imprenditore che paga non acquisisce alcun beneficio per sé o per la sua azienda ma ipoteca la salute dei suoi nipoti. L’informazione e la conoscenza di tali crimini può sensibilizzare l’opinione pubblica a riconoscere e denunciare ogni forma di incuria perpetrata a danno del nostro ambiente».
Il convegno è stato inserito nel programma delle celebrazioni dell’anniversario della nascita di Francesco Tornabene Roccaforte, fondatore dell’Orto Botanico di Catania.
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