11X11, GLI ARCHITETTI SICILIANI SI RACCONTANO

CATANIA – «Dopo alcune esperienze negative, la delusione per un concorso pilotato, la caccia continua ai debitori e la mancanza di gratificazione professionale, ho deciso di lasciare la Sicilia per tentare nuove strade». Questa è la storia di Massimo D’Aiello, architetto catanese, che dal 2014 vive e lavora a Barcellona (Spagna). Ma se da un lato c’è chi ha scelto di vivere all’estero, dall’altra c’è anche chi, dopo una parentesi in estremo Oriente, è rientrato in Italia per importare e trasferire nuove competenze, come l’architetto ragusano Alessandro Cintolo, che oggi lavora come freelance.

 La crisi economica e la mancanza di opportunità professionali accomunano le storie degli undici architetti protagonisti del seminario 11×11, undici domande per undici architetti, organizzato da I ART con l’Ordine e la Fondazione degli Architetti di Catania e l’Associazione culturale Spazi Contemporanei, al centro ZO di Catania. Dopo sei anni dalla prima edizione(nel 2009) la manifestazione è coincisa con la Festa Nazionale dell’Architetto, istituita dalla Consulta Nazionale degli Architetti proprio il 24 giugno. Alessandro Cintolo, Giuseppe Bandieramonte, Massimo D’Aiello, Samuel Drago, Pietro Giuffrida, Claudio Inserra, Edmondo Occhipinti, Alice Palazzo, Giuliana Scollo e professionisti degli studi Patanè/Coppolino e Ternullomelo gli undici architetti, i cui interventi sono stati introdotti da Giovanni D’Amico (Spazi Contemporanei) e moderati da Luigi Prestinenza Puglisi, saggista, critico e storico dell’architettura. A dare il benvenuto ai presenti anche il presidente dell’Ordine degli Architetti Giuseppe Scannella,con un videomessaggio. «Dobbiamo continuare a rappresentare la categoria degli architetti italiani all’estero, non perché siamo costretti dalle difficoltà che viviamo ogni giorno nel nostro Paese per svolgere l’attività professionale – ha sottolineato Scannella – ma per esportare le nostre competenze, la nostra qualità e la nostra specificità in giro per il mondo». A mettere in risalto il coraggio delle scelte dei giovani intervistati, il presidente della Fondazione Degli Architetti di Catania Paola Pennisi: «La forza, la volontà e la capacità di guardare fuori dalla Sicilia e dall’Italia, è un valore aggiunto per questi giovani. La possibilità di scambio è uno strumento di conoscenza fondamentale per svolgere al meglio la nostra professione, vivere bene nel nostro Paese e soprattutto per parlare di buona qualità della progettazione». Ha puntato l’attenzione sulla valorizzazione dell’attività professionale il vice presidente dell’Ordine catanese Alessandro Amaro: «Non appena si superano le Alpi, gli architetti assumono una grande importanza a livello mondiale. Qui in Italia, invece, ciò ancora non accade, non c’è una qualificazione di questa professione che invece è indispensabile per la gestione e la riqualificazione delle città». L’architetto Fabrizio Russo, autore del format e consigliere dell’Ordine, ha acceso i riflettori sull’obiettivo del confronto: «Alcuni degli architetti protagonisti del dibattito vivono ancora all’estero e sono tornati in occasione di questo incontro, altri invece sono rientrati e lavorano qui in Sicilia. L’obiettivo è capire come si lavora in Italia e quali sono le differenze con gli altri Paesi europei ed extraeuropei». Ad affiancare I ART, l’Ordine e la Fondazione nell’organizzazione dell’evento (che fornirà 4 crediti formativi ai partecipanti) è l’associazione Spazi Contemporanei: «Aver dato vita alla seconda edizione di 11×11 è una grande soddisfazione – ha affermato il suo presidente Eleonora Butera – per noi, inoltre, è un segnale positivo aver registrato numerose presenze e aver messo in evidenza il mondo dell’architettura contemporanea». Il seminario 11×11 fa parte del Festival I ART, il grande contenitore di eventi multidisciplinari incluso nell’omonimo progetto comunitario, ideato e diretto da I World e con il Comune di Catania ente capofila.

-size: 8px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 18px; orphans: auto; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 1; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;”>Il Festival vuole inoltre puntare i riflettori sull’eccellenza siciliana: con il premio “Riflessi d’arte” assegnato al consorzio sportivo Catania al Vertice e alla manifestazione “Etna Comics” gli organizzatori vogliono ribadire l’importanza di fare “squadra”, consolidando l’appartenenza territoriale.

Come sottolineato dall’attrice Manuela Ventura, membro del comitato artistico dell’evento, Teatri Riflessi è anche e soprattutto un’occasione di incontro e confronto per  drammaturghi, registi, attori, ballerini e performer che compongono la giuria che valuterà i 12 corti teatrali in gara, al fine di creare un proficuo interscambio sulla cultura teatrale contemporanea. «Una cultura – ha precisato Dario D’Agata, che del Festival è il direttore artistico – che va sostenuta con ostinazione. Teatri Riflessi si realizza grazie al lavoro dei singoli soci e dei partner». L’evento, gratuito per il pubblico si sostiene grazie anche a una lotteria e alla piattaforma di crowdfunding, www.laboriusa.it, in cui poter fare la propria donazione.

L’evento vanta la co-organizzazione dell’Università degli Studi di Catania e del suo Disum, dell’Agenzia I Press e di Viagrande Studios, nonché il patrocinio del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, del Comune di Catania, e la partnership di numerose associazioni, media e aziende.

UFFICIO STAMPA I PRESS CATANIA

ASSIA LA ROSA