GOVERNO DEL TERRITORIO, APPELLO ARCHITETTI
«Occorre accelerare, per tale motivo, la predisposizione di un nuovo apparato normativo – ha affermato il presidente dell’Ordine Luigi Longhitano – che ci consentirà di ammodernare il patrimonio immobiliare esistente e la valorizzazione dei centri storici, sulla base di una profonda innovazione culturale».
I cedimenti idrogeologici che hanno causato eventi disastrosi, come a Giampilieri e Favara, lo stato di marginalità delle periferie per l’assenza di una mobilità strutturata, l’isolamento di molti paesi e il degrado dei centri storici, la presenza di piani regolatori e regolamenti edilizi antiquati, o ancora il saccheggio delle zone agricole e la cementificazione delle coste: sono queste – secondo gli Architetti etnei, alla guida del Dipartimento Governo del territorio della Consulta con Nuccio Russo – le piaghe, visibili a tutti, di cui da troppo tempo soffre la Sicilia. Queste ultime sono conseguenze dell’inadeguatezza di norme a volte superate, a volte incomplete o frettolose, come d’altronde è stato confutato anche dallo stesso legislatore regionale nella presentazione del disegno di legge 674 del 20/01/2011: «La Sicilia è l’unica regione italiana priva di una legge organica ed aggiornata sul governo del territorio» cita una parte del testo.
«Dobbiamo anticipare la politica, non più rincorrerla – ha continuato il segretario dell’Ordine Angelo Buccheri – con azioni da intraprendere con urgenza e determinazione. L’obiettivo primario è quello di dotare la Sicilia di una legge-quadro sul governo del territorio, ma urgono misure normative immediate per le questioni più cogenti, tra cui l’approvazione dei Prg e di una programma pluriennale sulla riqualificazione urbana sostenibile. Le nostre città non possono più crescere ma devono essere riqualificate. È inammissibile che ancora oggi un piano regolatore debba essere rappresentato come uno schema in cui suddividere il territorio per destinazioni d’uso». In un quadro nazionale più confortante dunque l’Ordine etneo e tutti gli architetti siciliani – ha concluso Longhitano – «vogliono contribuire a smuovere la situazione di stallo che persiste a livello regionale, per impedire che il disinteresse e la rassegnazione aprano la strada all’impreparazione che, in questi casi, è l’anticamera dello spreco e della speculazione».