GOVERNO DEL TERRITORIO, APPELLO ARCHITETTI

Cosa impedisce la realizzazione di un progetto condiviso da istituzioni e professionisti sulla tutela del patrimonio urbanistico e paesaggistico della Sicilia? Perché le leggi regionali sul tema rimangono ingolfate nella burocrazia senza aggiornarsi e senza alcuna armonia con le disposizioni nazionali ed europee? Perché si costruisce il nuovo quando sarebbe più ragionevole riqualificare l’esistente? Le domande avanzate dall’Ordine degli Architetti di Catania in seno al quinto congresso regionale della Consulta siciliana di categoria, manifestano l’annoso e grave disagio in cui versa il governo del territorio dell’Isola, ma suggeriscono anche le possibili e «irrinunciabili» soluzioni da adottare, soprattutto alla luce delle preziose agevolazioni previste dal nuovo decreto sviluppo – appena varato dal governo nazionale – per la rigenerazione sostenibile. Per il piano nazionale delle città, ad esempio, sono disponibili subito 225 milioni di euro. Non solo, il Dipartimento della Protezione civile ha di recente concesso alla Sicilia 20 milioni per interventi di prevenzione dal rischio sismico.

«Occorre accelerare, per tale motivo, la predisposizione di un nuovo apparato normativo – ha affermato il presidente dell’Ordine Luigi Longhitano – che ci consentirà di ammodernare il patrimonio immobiliare esistente e la valorizzazione dei centri storici, sulla base di una profonda innovazione culturale».

I cedimenti idrogeologici che hanno causato eventi disastrosi, come a Giampilieri e Favara, lo stato di marginalità delle periferie per l’assenza di una mobilità strutturata, l’isolamento di molti paesi e il degrado dei centri storici, la presenza di piani regolatori e regolamenti edilizi antiquati, o ancora il saccheggio delle zone agricole e la cementificazione delle coste: sono queste – secondo gli Architetti etnei, alla guida del Dipartimento Governo del territorio della Consulta con Nuccio Russo – le piaghe, visibili a tutti, di cui da troppo tempo soffre la Sicilia. Queste ultime sono conseguenze dell’inadeguatezza di norme a volte superate, a volte incomplete o frettolose, come d’altronde è stato confutato anche dallo stesso legislatore regionale nella presentazione del disegno di legge 674 del 20/01/2011: «La Sicilia è l’unica regione italiana priva di una legge organica ed aggiornata sul governo del territorio» cita una parte del testo.

«Dobbiamo anticipare la politica, non più rincorrerla – ha continuato il segretario dell’Ordine Angelo Buccheri – con azioni da intraprendere con urgenza e determinazione. L’obiettivo primario è quello di dotare la Sicilia di una legge-quadro sul governo del territorio, ma urgono misure normative immediate per le questioni più cogenti, tra cui l’approvazione dei Prg e di una programma pluriennale sulla riqualificazione urbana sostenibile. Le nostre città non possono più crescere ma devono essere riqualificate. È inammissibile che ancora oggi un piano regolatore debba essere rappresentato come uno schema in cui suddividere il territorio per destinazioni d’uso». In un quadro nazionale più confortante dunque l’Ordine etneo e tutti gli architetti siciliani – ha concluso Longhitano – «vogliono contribuire a smuovere la situazione di stallo che persiste a livello regionale, per impedire che il disinteresse e la rassegnazione aprano la strada all’impreparazione che, in questi casi, è l’anticamera dello spreco e della speculazione».