PAESAGGI DELL’EMERGENZA: POSSIBILI SOLUZIONI
In Sicilia tale visione è portata avanti dall’architetto Marco Navarra, che la scorsa settimana ha riunito Bru e Palerm, insieme ad altri docenti e giovani professionisti stranieri e italiani, a Giampilieri – nota “terra fragile” – per un campus territoriale di progetto, organizzato dall’IcsPlat_camping of permanet research (piattaforma di ricerca sul paesaggio e le nuove forme di architettura). «Il filo conduttore delle attività formative organizzate quest’anno dalla Fondazione dell’Ordine – ha dichiarato la sua presidente Carlotta Reitano – è il tema del paesaggio in tutte le sue sfaccettature. Oggi abbiamo puntato l’attenzione sui “paesaggi dell’emergenza” di cui, nel nostro territorio catanese, ne sono esempio la collina di Vampolieri, e il Villaggio Santa Maria Goretti, così come la zona industriale della città».
Il presidente dell’Ordine Luigi Longhitano – che per primo ha acceso il confronto costruttivo con i colleghi spagnoli – ha parlato della «necessità dell’architetto di intervenire e collaborare, per la salvaguardia dei cittadini, alla pianificazione delle città e dei territori circostanti. La nostra figura può garantire l’armonia tra le architetture e la natura».
«La messa in sicurezza di una “collapse city”, di una città cioè costretta al collasso dalle catastrofi – ha affermato Marco Navarra, durante gli interventi moderati dal consigliere dell’Ordine Benny Caruso – deve essere declinata con la scoperta di altri modi per rigenerare parti di città o di paesaggio, cogliendo l’occasione per farle appartenere con più forza alla contemporaneità».
Il messaggio dunque non è quello di mobilitare ingenti capitali per riparare i danni causati dalle calamità, o di ridisegnare i margini dello spazio urbano per raccogliere la gente in punti più sicuri, ma di pensare azioni rapide dentro visioni a lungo termine, di scoprire altri modi per abitare il paesaggio, di riorganizzare le forme e il senso della comunità con nuove misure di trasformazione.