Alle Ciminiere il doppio anniversario dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania e della Fondazione. Generazioni a confronto su professione, cultura del progetto, giovani e trasformazioni urbane
CATANIA – Settant’anni sono tanti, soprattutto se proviamo a misurarli non sul calendario ma su una città. Pensiamo a Catania nel 1956, a come si progettava, si disegnava e si costruiva, a che cosa significava allora essere architetto. Con la volontà di leggere il cambiamento e trarne riflessioni da consegnare alle generazioni future, nel “tempio” dell’architettura catanese – Le Ciminiere – si è svolto il doppio anniversario per celebrare i 70 anni dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania e i 20 anni della sua Fondazione. Un talk trasformato in confronto tra generazioni, per rileggere il passato e interrogarsi su ciò che significa oggi progettare città e territori attraversati da nuove esigenze ambientali, sociali e tecnologiche. A guidare il racconto, moderato dalla giornalista Assia La Rosa, sono stati il presidente dell’Ordine Alessandro Amaro e la presidente della Fondazione Melania Guarrera, insieme ai protagonisti che, in stagioni diverse, hanno accompagnato la vita delle due istituzioni.
«Non abbiamo voluto fare una ricostruzione cronologica – hanno sottolineato Amaro e Guarrera – ma un percorso costruito attorno ai grandi passaggi che hanno segnato l’evoluzione della professione: la trasformazione del mestiere, la nascita della Fondazione e del COGA, il rapporto con la città, il ricambio generazionale e le sfide del futuro».
Ad aprire il racconto è stato Maurizio Spina, chiamato a ricostruire il cambiamento della professione e a mettere in relazione lo studio dell’architetto di ieri con quello di oggi. Con Gigi Longhitano si è tornati agli anni in cui l’Ordine iniziò ad ampliare il proprio raggio d’azione, con la nascita della Fondazione e del COGA – Coordinamento Giovani Architetti, nato per offrire alle nuove generazioni uno spazio autonomo di partecipazione. Longhitano ha poi ripercorso il passaggio da consigliere a presidente, in una fase di profonda trasformazione della struttura ordinistica. Il ruolo della Fondazione è stato approfondito da Filippo Nasca, che ne ha ricostruito la nascita come strumento capace di affiancare all’attività istituzionale dell’Ordine una più ampia azione culturale e formativa, e da Adelaide Longhitano, che ha ricordato la stagione legata alla presidenza di Carlotta Reitano e il progressivo consolidamento della Fondazione come luogo di cultura e confronto. Un passaggio centrale della serata è stato dedicato al rapporto tra architetti e città. Il sindaco di Catania Enrico Trantino ha richiamato il ruolo svolto negli anni dalla comunità professionale nei processi di trasformazione e regolamentazione urbana: «Vorrei che ci fosse un po’ più di sano orgoglio da parte di tutti e, in particolare, dei tecnici rispetto al percorso compiuto e al contributo che questa comunità professionale ha dato alla città – ha sottolineato Trantino – gli architetti sono stati protagonisti di passaggi importanti: penso al Piano dehors, atteso da oltre quarant’anni e finalmente realizzato anche grazie al loro contributo, o al Piano dei chioschi, che la città aspettava da anni. È la dimostrazione di quanto il confronto tra Amministrazione e professionisti possa tradursi in strumenti concreti per governare e migliorare la città».
Alla celebrazione hanno preso parte anche i rappresentanti degli altri Ordini provinciali degli Architetti della Sicilia. A portare il saluto della Consulta regionale degli Architetti PPC di Sicilia è stata Giuseppina Leone, presidente dell’Ordine di Palermo e della Consulta, richiamando il valore della collaborazione tra territori e della costruzione di una visione comune sulle principali sfide della professione. Proprio il rapporto tra Ordine e dibattito pubblico è stato al centro dell’intervento di Giuseppe Scannella, che ha ricordato il passaggio da una concezione dell’Ordine prevalentemente rivolta agli iscritti a quella di un soggetto chiamato a intervenire attivamente sui temi del governo del territorio, della qualità urbana e del futuro della città.
Con Paola Pennisi il confronto si è spostato sulla Fondazione come spazio di sperimentazione culturale, capace di affiancare formazione, mostre, workshop, divulgazione e apertura al territorio. A segnare uno dei passaggi simbolicamente più significativi della storia recente dell’Ordine è stata Veronica Leone, prima donna eletta alla presidenza dell’Ordine di Catania e oggi impegnata anche nella dimensione nazionale della professione. Il suo intervento ha messo in relazione continuità e cambiamento, esperienza locale e rappresentanza più ampia. Il tema delle nuove generazioni è tornato con Sebastian Carlo Greco, il cui percorso dal COGA alla presidenza dell’Ordine ha rappresentato idealmente il passaggio dalla richiesta di spazi di partecipazione dei giovani alla responsabilità di rappresentare l’intera comunità professionale.
A chiudere il percorso è stata Eleonora Bonanno, con una riflessione sui nuovi pubblici della Fondazione e sulla necessità di portare sempre più l’architettura fuori dagli spazi degli addetti ai lavori, aprendola alla città, ai giovani e alla contaminazione con altri linguaggi. Nel corso della serata è stato rivolto un ringraziamento anche a tutti i consiglieri che, nel tempo, hanno fatto parte dell’Ordine e ai segretari che ne hanno accompagnato l’attività, contribuendo, mandato dopo mandato, a costruire e custodire una storia collettiva lunga settant’anni.
Ad accompagnare il momento celebrativo anche i partner dell’evento: AIS Catania – Associazione Italiana Sommelier, rappresentata dalla vicepresidente di AIS Sicilia Maria Grazia Barbagallo; l’Associazione Cuochi Catania, presieduta dallo chef Pietro Arezzi; e Conpait Sicilia, presieduta da Peppe Leotta. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche ai ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla”, che con il loro impegno hanno contribuito alla riuscita della serata.
Settant’anni che hanno raccontato molto più della storia di un’istituzione professionale: il cambiamento di un mestiere, il rapporto tra architettura e società, l’emergere di nuove generazioni e il progressivo ampliamento del ruolo dell’architetto nelle trasformazioni urbane. E proprio da qui è arrivato il messaggio conclusivo della serata: celebrare il passato ha senso soltanto se la memoria diventa materiale per progettare ciò che ancora non esiste.
