CATANIA, RIVALUTARE I CENTRI STORICI

arch_ing_ance_ctCatania –  Tutte le città hanno un’anima, bisogna interpretarla non violentarla. Piazze, chiese, palazzi sono un patrimonio da custodire e riqualificare: poterlo fare significa sviluppo, anche in termini economici. Ben vengano le regole, che servono a mantenere integra l’identità e la storia di una città; ma troppi vincoli non proteggono, anzi potrebbero diventare un limite. E’ necessario quindi aprirsi ad uno sforzo culturale con l’obiettivo di integrare l’antico con il moderno, a garanzia del funzionamento complessivo del sistema. Una tematica quella della rivalutazione del centro storico che oggi ha messo a confronto numerosi professionisti durante il convegno “Nuova Architettura per i centri storici. Esperienze in Sicilia/un piano per Catania” organizzato da InArch Sezione Sicilia, Ance Catania e dagli ordini provinciali degli Architetti e degli Ingegneri.

L’argomento è stato analizzato sotto diverse prospettive: da quelle storiche a quelle economiche, passando per le soluzioni più utili in campo di sicurezza; dagli incentivi per le ristrutturazioni sino all’aspetto giurisdizionale, con una breve cronologia delle norme e dei principali provvedimenti amministrativi che regolano i centri storici delle nostre città. «Il centro storico – spiega il presidente dell’ordine degli Ingeneri di Catania Carmelo Maria Grasso – è un luogo che non può essere delimitato da un tratto di matita su una semplice cartina, ma che è caratterizzato dalla storicità del tessuto e dalla sua architettura. In questo contesto “storico” non vuol significare mummificato ma l’esatto opposto: il progetto di rilancio deve partire dalla salvaguardia e, ove necessario, dalla messa in sicurezza degli edifici». Per il presidente dell’ordine degli Architetti etneo, Luigi Longhitano, la rivalutazione del centro storico e in particolar modo quello di Catania può avere una lettura anche da un punto di vista economico. «Si parla di crisi – afferma – eppure ripartire dalla città attraverso la sostituzione edilizia, la riqualificazione e la rigenerazione urbana grazie all’architettura contemporanea potrebbe servire come volano per il rilancio dell’economia. Questo spesso viene dimenticato». Parla di incentivi per rendere economicamente convenienti gli interventi di recupero edilizio al centro storico il presidente Ance Catania, Nicola Colombrita: «Si devono incentivare i proprietari di immobili a riqualificare le abitazioni magari proponendo una tariffa Imu differente, anche in base alla classe energetica. Questa potrebbe essere una “leva” anche se dall’altra parte le norme devono consentire, nelle zone del centro storico che non hanno un patrimonio monumentale, interventi di sostituzione. Non bisogna mai dimenticare che demolire e costruire costa meno che ristrutturare». Per Franco Porto, presidente InArch Sicilia: «La valorizzazione della città antica deve avvenire grazie all’intervento della contemporaneità. La ristrutturazione, se viene fatta per singoli edifici, non riesce a trasformarsi in rivalutazione del patrimonio, bisogna infatti guardare agli spazi aree nella loro complessità. Questo convegno ha rappresentato un’occasione di riflessione in attesa del nuovo Piano regolatore generale: una pressione culturale, per spingere alla rinascita un’intera città».

 

 

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