
CATANIA – Di professioni liberalizzate e funzioni sussidiarie per lo Stato, si è parlato questa mattina nel corso della seconda e ultima giornata del convegno nazionale dei Commercialisti, ospitato al Teatro Metropolitan di Catania, promosso in sinergia dal Consiglio nazionale e dall’Ordine etneo. Un dibattito approfondito e costruttivo è stato al centro della tavola rotonda introdotta da Gian Paolo Prandstraller dell’Università di Bologna e moderata dal giornalista del Corriere della Sera Isidoro Trovato: tra gli interventi, anche quello del vicepresidente del Consiglio nazionale Francesco Distefano che, a proposito dell’ormai prossima riforma sulle professioni, ha lanciato il monito di «non privare gli Ordini degli strumenti per svolgere la tutela delle fede pubblica. Riforma sì – ha affermato – a condizione che si rispettino i giusti presupposti per creare un corretto clima di convivenza». In altre parole, garantire il ruolo chiave che ad oggi gli Ordini svolgono in ambiti come l’accesso alla professione, la formazione, i procedimenti disciplinari.
Il convegno è stato dunque una preziosa occasione per portare avanti proposte, in vista dell’attuazione del prossimo 13 agosto: ad intervenire anche il vicepresidente dell’Odcec di Catania Roberto Cunsolo che, manifestando un atteggiamento favorevole alla riforma, si è soffermato sulla necessità di rivedere alcuni punti: «La riduzione del tirocinio a 18 mesi – ha commentato – crea anche un problema di incompatibilità con quello per i revisori legali, la cui normativa prevede ancora un tirocinio di 36 mesi. Quanto alla pubblicità, si faccia, purché i commercialisti si presentino sul mercato con una forma che rispetti il codice etico e deontologico». Di etica e deontologia ha anche parlato il consigliere etneo Maurizio Stella che ha ribadito la necessità che «gli Ordini riaffermino il loro ruolo di centralità, rafforzando e infondendo il senso di appartenenza, creando aggregazione tra gli iscritti e facendo da collante con le Istituzioni, quale organo supervisore e modello di riferimento».
Non si è fatto attendere il commento della senatrice Anna Finocchiaro a proposito delle funzioni sussidiarie per lo Stato assolte dai professionisti: «Se mettiamo in mani professionali le funzioni pubbliche – ha sottolineato – allora saremo moderni e potremo avviare processi più competitivi. Dopotutto le professioni rappresentano una fetta importante della classe dirigente italiana». Allora come superare la crisi? «Lo Stato deve appoggiarsi ai professionisti – ha concluso Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei Commercialisti – l’unico modo per affrontare questo momento di empasse è affidarsi alle nostre competenze tecniche». E gli Ordini, come quello etneo guidato da Margherita Poselli, «possono e devono fare la loro parte, con il supporto e la giusta valorizzazione da parte della compagine pubblica e grazie agli interventi del presidente e del Consiglio nazionale. L’impegno di questa riforma è rafforzare la dignità della nostra professione», ha concluso.
Hanno preso parte alla tavola rotonda anche: marina Calderone (presidente Comitato unitario permanente), Giancarlo Laurini (presidente Consiglio naioznale del notariato), e Concetto Costa (ordinario Diritto Commerciale, Università Catania) che ha analizzato e messo in luce spunti critici sulle società tra professionisti.
