

Lo scorso 12 aprile sono state pubblicate le graduatorie ufficiali delle centoundici imprese siciliane turistico-alberghiere che hanno ottenuto i contributi previsti dalla linea d’intervento 3.3.1.4 del PO FESR 2007/2013 (bando allegato al D.D.G. 85/4 del 20 gennaio 2011).
Esiste tuttavia il rischio reale di perdere questi finanziamenti – a fondo perduto e pari al 50 per cento degli investimenti effettuati – per la mancanza di tempo congruo alla realizzazione degli interventi di riqualificazione delle strutture ricettive esistenti.
Secondo il bando infatti i beneficiari sono obbligati a dimostrare il raggiungimento dei due terzi della spesa entro il 31 dicembre 2013 o comunque la conclusione dell’investimento entro la fine del 2014. Si tratta di tempi esigui che di fatto non permettono il rispetto delle scadenze indicate. Accordare quindi una proroga è l’accorato appello, rivolto alla Presidenza della Regione Siciliana (dipartimento regionale della programmazione) e al suo assessorato delle Attività produttive, delle categorie professionali interessate: Ordini dei Commercialisti, degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Catania, affiancati da Federalberghi Sicilia e Confindustria Sicilia Alberghi e Turismo.
I presidenti dei cinque enti – Sebastiano Truglio (Commercialisti Ct), Carmelo Maria Grasso (Ingegneri Ct), Luigi Longhitano (Architetti Ct), Nico Torrisi (Federalberghi Sicilia), Ornella Laneri (Confindustria Sicilia Alberghi e Turismo) – – hanno infatti firmato, in una comunione d’intenti e su sollecitazione dei propri iscritti, professionisti e imprenditori, una lettera in cui chiedono che le imprese vengano realmente messe nelle condizioni di sfruttare le agevolazioni in tempi coerenti e di completare gli investimenti senza incorrere in revoche e sanzioni.
L’avvio della stagione turistica, d’altronde, non consente la chiusura delle strutture per iniziare i lavori, perché comporterebbe gravi perdite per l’economia del territorio e del settore. Anche la revoca delle agevolazioni concesse e il recupero delle quote eventualmente già erogate, a causa del non raggiungimento degli obiettivi, implicherebbe ingenti danni per il comparto, già sofferente per il calo della domanda nei mercati. La soluzione più ragionevole, secondo i presidenti firmatari, appare dunque un logico rinvio di tutti i termini previsti dal decreto.

