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CATANIA – «Con ricorrente puntualità nelle ultime settimane le cronache si occupano di imprenditori che denunciano di essere lasciati soli dalle Istituzioni preposte alla tutela dell’economia legale. Tutto ciò potrebbe scoraggiare quanti, indecisi, intendono denunciare il pizzo e l’usura liberando le loro aziende dalla morsa della criminalità organizzata. Invero l’attacco appare ingeneroso e privo di oggettivo riscontro». Questo il commento delle due associazioni antiestorsione “Rocco Chinnici” del Sistema Confcommercio e Asaec – Associazione “Libero Grassi” di Catania, alla luce delle proteste lanciate nei giorni scorsi da vittime del racket di fronte alla sede della Prefettura etnea.
I rappresentanti e i soci delle due associazioni ritengono dunque necessario esporre brevemente, attraverso una nota, «lo spirito» della legge 44/99, che prevede la concessione di un’elargizione per gli imprenditori vittime del racket dell’estorsione e dell’usura. «La vittima – spiegano – è tenuta a presentare istanza per l’elargizione entro il termine di 120 giorni dalla denuncia all’autorità giudiziaria alla Prefettura competente, la quale deve acquisire il parere del Pubblico Ministero, al fine di verificare la fondatezza della richiesta. Successivamente la Prefettura convoca il nucleo di valutazione al fine di quantificare il danno subito dalla vittima – che a sua volta deve produrre tutta la documentazione reddituale – nonché il danno conseguente alle richieste. La Prefettura invia la relazione al Comitato antiracket e usura presso il Ministero degli Interni, che dopo aver esaminato gli atti, provvede con Decreto all’elargizione dei benefici. Si tratta dunque, come si può facilmente comprendere, di una procedura che subisce diverse verifiche al fine di evitare facili strumentalizzazioni».
A riguardo le due associazioni intendono evidenziare come «la Prefettura di Catania è stata, da sempre, tra le Prefetture più attente e scrupolose nell’esaminare le istanze con la massima speditezza possibile. Appare del tutto ovvio che prima di concedere denaro pubblico si renda indispensabile accertare in capo al richiedente il possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge. Per quanto a nostra conoscenza le istanze presentate dalle vittime del racket dell’estorsione e dell’usura sono state soddisfatte e gli imprenditori hanno potuto riprendere la loro attività».
«Certamente – si conclude nella nota – si registrano anche casi di imprenditori che non hanno fatto un buon uso del denaro concesso loro dallo Stato, ma questo non può indurre a ritenere che bisogna cambiare la legge, che ad oggi ha contribuito alla ripresa di molte attività economiche. Qualche volta accade che alcune aspettative non vengono immediatamente soddisfatte, in questi casi si fa ricorso a manifestazioni eclatanti di attacco alle istituzioni, dimenticando che la denuncia è un DOVERE, e che la legge 44/99 nasce soltanto per combattere l’omertà di molti imprenditori che con il loro silenzio hanno contribuito alla proliferazione di un’economia illegale, e non certamente per elargire denaro a chi non ne ha diritto».
