CERTEZZA PAGAMENTI: «L’ART. 36 DELLA LEGGE DI STABILITÀ NON SI TOCCA»

«Da due anni tutela le prestazioni dei professionisti e la certezza dei pagamenti per il rilascio di titoli abilitativi e autorizzativi. È la Legge di Stabilità siciliana (L.1 del 22 febbraio 2019) – nello specifico l’art. 36 – che prevede l’obbligo del pagamento a tutela delle prestazioni svolte. Chiunque voglia ottenere un titolo edilizio, infatti, dovrà prima dimostrare di aver pagato l’architetto, l’ingegnere, il geometra o il geologo per la propria prestazione. Una norma che restituisce dignità soprattutto ai giovani; un risultato raggiunto dopo una lunga battaglia; una disposizione sulla trasparenza dei contratti che oggi rischia di essere modificata. Non lo permetteremo».

Parola di FAS Federazione degli Ordini degli Architetti della Sicilia (che vede in prima linea l’Ordine di Palermo e l’Ordine di Catania, presieduti rispettivamente da Francesco Miceli e Alessandro Amaro), di Federarchitetti Sicilia (presidente Michele Cristaudo) e di Inarsind Sicilia (presidente Salvo Fiorito).

La Federazione e i sindacati di categoria non condividono infatti due proposte di emendamento presentate da alcuni Ordini degli Ingegneri e dalle Consulte siciliane riunite nella RTP (Rete professioni tecniche). Questi ultimi, nella nota inviata al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, chiedono «la disapplicazione dei commi 2 e 3 dell’art. 36, limitatamente ai procedimenti relativi al Superbonus 110% e per tutto il periodo di vigenza delle relative norme». In quanto «per lo svolgimento delle attività connesse all’applicazione degli incentivi è necessario acquisire i titoli abilitativi e autorizzativi e, considerato che le competenze spettanti ai professionisti coinvolti nei procedimenti amministrativi saranno liquidate nel corso dell’esecuzione dei lavori e per stati di avanzamento degli stessi, la disposizione risulta inapplicabile».

Un problema inesistente – contestano le associazioni regionali degli Architetti – perché nel contratto (siglato preliminarmente) è comunque possibile specificare l’inquadramento e le tempistiche delle spettanze: «Non ravvediamo nessun ostacolo – sottolineano Amaro, Cristaudo, Fiorito e Miceli – mettere in discussione l’art. 36 potrebbe significare vederlo “cassato” dalla legge dopo l’impegno che ci ha visto in prima linea per vedere riconosciuti i diritti dei tecnici liberi professionisti. Siamo disponibili a un’interlocuzione per approfondire la tematica».

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