
La proposta formale dell’Ordine Architetti ad assessorato regionale BB.CC. e Soprintendenza
PIANO PAESAGGISTICO DI CATANIA: «ECCO LE CRITICITÀ E LE SOLUZIONI»
Il presidente Scannella: «L’adozione dell’attuale documento farebbe fallire l’obiettivo di reale tutela del territorio»
CATANIA – «Non vogliamo fermare l’iter burocratico del Piano Territoriale Paesaggistico della provincia di Catania bensì, in quanto parte sociale coinvolta, riteniamo opportuno contribuire a risolvere le incongruenze operative prima che sia troppo tardi». Il presidente dell’Ordine etneo degli Architetti Giuseppe Scannella mantiene alta l’attenzione sulla delicata e urgente questione della tutela del paesaggio del nostro territorio; e lo fa con un appello che non vuole evidenziare passivamente le criticità dell’attuale pianificazione, piuttosto intende sottolineare la concreta volontà di arrivare a una soluzione progettuale condivisa «dalla società nel suo insieme».
Il Consiglio dell’Ordine chiede dunque che il Piano sia ulteriormente analizzato alla luce delle osservazioni che ha presentato formalmente all’assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio, al dirigente del Servizio Pianificazione Paesaggistica Michele Buffa, e alla Soprintendente Maria Grazia Patanè. «È fondamentale che il documento sia integrato, modificato e sottoposto a nuova e più ampia concertazione, alla quale gli Architetti si dichiarano disponibili fin da subito», si legge nel documento.
Dopo aver studiato a fondo gli elaborati del Piano paesaggistico – tramite il proprio Ufficio Speciale “Governo del Territorio” – l’Ordine manifesta con cognizione di causa una «forte preoccupazione» per gli esiti che implicherebbe l’adozione dell’attuale configurazione del provvedimento. «Accogliendo la disponibilità dell’assessorato regionale e della Soprintendenza – sottolinea il Consiglio – abbiamo individuato quei punti problematici in cui occorre intervenire, suggerendo differenti o più approfondite strategie di sviluppo».
L’Ordine, con «sincero spirito di collaborazione istituzionale», sintetizza le proprie proposte in diverse linee operative: l’aggiornamento della cartografia di base e la correzione delle «discordanze tra l’impalcatura organizzativa e metodologica e le concrete proposte progettuali», al fine di evitare danni provocati da errate previsioni; l’abbandono di un eccessivo atteggiamento di tutela e conservazione che rende immodificabili intere zone, favorendo invece la riqualificazione dei luoghi, il recupero, la valorizzazione, la propositività, anche attraverso misure incentivanti e progetti prioritari da realizzare; la coordinazione necessaria dei contenuti con gli altri strumenti territoriali e urbanistici di pianificazione, in un’ottica di integrazione e non di contraddizione.
A questi si aggiunge anche la richiesta di tradurre in strategie i concetti di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica, di innovazione produttiva, di coesione territoriale con le infrastrutture di mobilità, comunicazione e logistica.
«Il Piano paesaggistico – conclude il Consiglio dell’Ordine degli Architetti – può essere considerato un “atto programmatico” solo se concepito e approvato in questa sua funzione. Le eventuali variazioni “postume” implicherebbero tempi burocratici necessariamente lunghi e di conseguenza rallentamenti e blocchi impropri di numerose attività, causando un inevitabile atteggiamento di rifiuto da parte delle comunità interessate. Non possiamo permettere il fallimento di produrre uno strumento condiviso e partecipato».
