
CATANIA – «Ogni otto minuti nel mondo una donna viene assassinata». È un incipit lapidario e inquietante quello di “Uomini che uccidono le donne”, l’ultimo libro di Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, noto al grande pubblico. Ma l’opera, edita da Rizzoli, è ben lontana dallo stile delle perizie e si distingue come un accurato «viaggio all’interno degli oscuri meccanismi che guidano le menti criminali. È un omaggio alla scienza, e un inno alla donna». Così lo ha definito lo stesso autore ieri sera, al Palazzo Biscari di Catania, durante la cerimonia della quarta edizione del Premio Mediterraneo per la Cultura, che lo ha visto vincitore per la sezione Autori, accanto al letterato greco Anteos Chrysostomides, insignito per la sezione Traduttori. Luciano Garofano – premiato dal prefetto catanese Francesca Cannizzo –
ha espresso la propria gratitudine per l’inaspettato riconoscimento, riservando al pubblico la testimonianza professionale di uno spaccato della nostra società, i cui scenari di colpevolezza o di innocenza sono oggetto di ridefinizione alla luce delle inconfutabili prove scientifiche. «Oggi la donna è più vulnerabile rispetto al passato perché si è emancipata – ha affermato il generale Garofano – così l’uomo sente minacciato il proprio ruolo di possessore. Le pagine dei giornali riportano casi complessi ma la violenza contro le donne si consuma nel silenzio o nell’indifferenza. In questo cupo panorama la scienza apporta un contributo fondamentale, spesso messo in discussione dai media – continua Garofano, rispondendo anche alle domande dell’inviato del quotidiano «La Sicilia» Luigi Ronsisvalle – ma è necessario ricordare che in tv vengono raccontati solo pochi casi “limite” che fanno audience per il loro mistero, tuttavia l’apparato investigativo funziona molto bene, al punto da risolvere migliaia di casi».
Salvatore Costanzo e Caterina Maugeri Costanzo, presidente e direttore dell’azienda Archigen, che con puro spirito di mecenatismo organizzano il Premio, e l’illustre giuria – guidata dall’ordinario di Letteratura Italiana dell’Università di Catania Sarah Zappulla Muscarà, e composta dal vicedirettore de «La Sicilia» Domenico Tempio, dal vicerettore dell’Università di Salamanca Vicente González Martín, dalla docente tunisina dell’ateneo di Cartagine Rawdha Zaouchi Razgallah, dal presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano Enzo Zappulla – hanno quindi espresso la motivazione del prezioso riconoscimento, rappresentato emblematicamente da un carretto siciliano in argento: «Mosso da imprescindibili istanze etiche, Luciano Garofano ha il merito di sensibilizzare l’opinione pubblica, offrendo una scrupolosa riflessione sulle metodiche scientifiche impiegate nella risoluzione di vicende delittuose, sul loro volto più oscuro e patologico, sull’influenza esercitata dai media. Dal rigoroso, privilegiato osservatorio dell’autore, la cui scrittura non cede mai alle lusinghe dei sensazionalismi, affiorano pure i risvolti umani di una professione, quella dell’Arma, preziosa per la società, oggi maggiormente percepita nel determinante e rassicurante ruolo al servizio del cittadino. Per il forte impegno culturale e civile, significativo paradigma per l’odierna gioventù, figlia di un momento storico anonimo, scettico, incerto, Garofano esprime a pieno lo spirito sotteso al Premio Mediterraneo per la Cultura che fa della promozione socio-culturale e dell’attenzione per le nuove generazioni i suoi punti di forza».
E proprio per il merito di promuovere ad alto livello l’arte mediterranea nel mondo, la conduttrice della serata Flaminia Belfiore ha annunciato, tra gli applausi della folta platea, la nascita della Fondazione del Premio Mediterraneo della Cultura. «L’impegno adesso è per sempre – ha commentato Caterina Maugeri Costanzo – siamo orgogliosi che con le sole risorse di un’azienda privata abbiamo dato vita a un’iniziativa di respiro pubblico e internazionale».
L’impegno culturale del Premio infatti si tradurrà concretamente nella diffusione oltre i confini siciliani e italiani dell’opera di un autore pressoché inedito nonostante il suo celebre cognome: Stefano Pirandello, primogenito di Luigi.
Anteos Chrysostomides – firmando pubblicamente il contratto con Salvatore Costanzo di fronte ai presenti a Palazzo Biscari – si è impegnato a trasporre in lingua greca, per i tipi della casa editrice Kastaniotis, l’opera “Un padre ci vuole”.
Un onere che gli è valso il riconoscimento del Premio: «Se è vero, con Antonio Tabucchi, che “il traduttore è un viaggiatore”, Anteos Chrysostomides – ha motivato la giuria – è a pieno titolo il messaggero della mediterraneità, fortemente proteso verso quella poetica dell’incontro che dal “Mare nostrum” s’irradia verso civiltà e mondi ‘altri’. Acclamato traduttore di Buzzati, Campanile, Levi, Malaparte, Pasolini (solo per citare qualche nome), Chrysostomides appartiene a quella felice schiera di letterati che fanno della pratica del tradurre una preziosa, raffinata arte, avventura della mente e dell’anima, che eleva il traduttore al rango di co-autore. La sua meritoria opera di traduttore è affascinante testimonianza dell’intricato universo in cui si consuma, secondo rituali intimi e insospettati, l’irrinunciabile amoroso dialogo tra autore, traduttore e lettore».
