
di Lucy Gullotta
A volte le donne pensano di aver sbagliato e di meritare le botte. Già, si prestano inconsapevolmente ad una violenza gratuita che spesso arriva proprio dal compagno di vita. Un evento che non si riesce ad accettare né tantomeno a denunciare. Se non quando si è allo stremo. Non sono solo parole buttate lì per impressionare, ma una testimonianza cruda fornita dai numeri:
secondo i dati Istat il 70% delle donne che è soggetta a violenza la subisce da uomini appartenenti allo stesso nucleo familiare. Così come una donna su tre nel corso della propria vita è vittima di una qualsiasi voglia di violenza. Paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale spesso da parte della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza.
Alla facoltà di Scienze Politiche il Centro antiviolenza Thamaia onlus ha inaugurato il “Corso di formazione sulla violenza di genere contro le donne e i minori”, realizzato con il patrocinio e l’accreditamento della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania, che si articolerà in altri 5 incontri seminariali, 10 ore di osservazione al Centro antiviolenza e che si concluderà con la consegna di un attestato di partecipazione, solo dopo una verifica finale.
Pina Ferraro, assistente sociale alla Questura di Catania e fondatrice dell’associazione Thamaia, racconta dinanzi ad un’attenta platea episodi di violenze ai danni di donne e bambini. Mentre parla sembra condividere con le vittime un sincero stato emotivo, si ha quasi la sensazione che riviva le loro storie con un’empatia tale da provare dolore, eppure allo stesso tempo con la capacità critica e analitica di chi svolge questo lavoro con scrupolo; un mestiere che nei casi più fortunati come il suo diventa una missione.
L’aula “L” al terzo piano della facoltà è piena, per la maggior parte le iscritte al corso sono donne. Tutte attente, tutte motivate. «La tipologia di chi frequenta il corso? Di certo c’è un ventaglio ampio dietro le motivazioni di ognuno – spiega Pina Ferraro – certo è difficile sapere perché: a volte si comprende che esistono cause intime magari frutto di esperienze vissute personalmente o di riflesso, spesso invece sono donne che vivono sul territorio e vogliono solo essere di aiuto. In ogni caso non bisogna mai chiedere».
L’Associazione Thamaia da anni si occupa del sostegno e dell’accompagnamento alla fuori uscita della violenza delle donne e dei minori che subiscono maltrattamenti in famiglia. La missione dell’associazione è anche indirizzata alla prevenzione del fenomeno attraverso percorsi di sensibilizzazione e formazione territoriale, questa è la prima volta che si apre alla cittadinanza con un percorso universitario. «L’idea del seminario è quella di eliminare i pregiudizi per comprendere meglio il fenomeno della violenza, che oggi più che mai è trasversale. I casi di violenza a Catania sono uguali a quelli di tante altre città del nord Italia – sottolinea la responsabile dell’associazione Thamaia che si occupa della rete antiviolenza, della formazione e dei rapporti con il territorio – purtroppo ai dati già ben noti dell’Istat si sommano quelli di un aumento pericoloso di atti di femminicidio; questi incontri servono a fornire gli strumenti necessari per un approccio diretto al problema. Durante il seminario si cerca di individuare gli indicatori capaci di far emergere il problema: s’inizia dal tipo di linguaggio adeguato per avvicinarsi a chi ha subito violenza e poi si passa allo studio degli strumenti per comprendere quale tipo di violenza si è subita».
