
CATANIA – La città antica come chiave per progettare la città del futuro. È questo il filo conduttore della Festa dell’Architetto 2026, appuntamento promosso dall’Ordine e dalla Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania (svoltosi ieri 26 giugno), che quest’anno assume un valore ancora più significativo perché coincide con il 70° anniversario dell’Ordine e con il 20° anniversario della Fondazione.
«Un momento non solo per immergersi nelle bellezze di Catania, ma anche per riflettere sul ruolo dell’architetto e sul rapporto tra architettura e archeologia, in un connubio perfetto tra memoria, ricerca, progettazione, contemporaneità. Una riflessione sulla Catania di ieri, di oggi e del futuro», spiega il presidente dell’Ordine Alessandro Amaro.
Cornice perfetta il Teatro Greco Romano della città etnea, che custodisce il passato, vive il presente e, per l’occasione, ha offerto un modello concreto di conservazione e trasformazione. Per la presidente della Fondazione Melania Guarrera «espressione di alcuni dei valori sociali e culturali della nostra professione, quali il rapporto tra memoria e progetto. L’architettura non può prescindere dalla memoria – aggiunge – per progettare il futuro bisogna conoscere la storia». Una riflessione racchiusa nel titolo dell’evento, “Catania Phoenix: Antico Futuro”, «ciclo di incontri sui luoghi che aspettano una risposta, sulle trasformazioni della città, sulle ferite aperte e mai risolte, sui luoghi in stato di abbandono – spiega il consigliere della Fondazione Gianluca Indelicato – Si tratta di un progetto, un osservatorio permanente sulla città, perché la progettazione non può essere un solo atto scientifico, ma anche e soprattutto sensibilità e competenze».
Gli interventi su “La città antica” e “La città ritrovata” hanno dato seguito al pensiero del presidente dell’Ordine nazionale di categoria Alessandro Panci, che richiama l’articolo 9 della Costituzione per tutelare il paesaggio e il patrimonio storico «attraverso azioni concrete, l’uso della tecnologia e la messa a sistema di luoghi e infrastrutture. Occorre mantenere i luoghi che ci sono appartenuti e che ci appartengono, arricchendo il loro valore non solo con interventi conservativi, ma anche dando loro nuove destinazioni d’uso, per evitare che vengano chiusi e dimenticati».
In questo senso, iconico il Monastero dei Benedettini, bellezza architettonica indiscussa, ricchezza archeologica intrisa di storia, ricerca e luogo per studenti, in quanto parte dell’Università di Catania. Massima espressione di un «processo olistico, che sta alla base di ogni cambiamento – sottolinea Bruno Salvatore Messina, in rappresentanza dell’Ateneo – La salvaguardia e protezione del patrimonio richiedono un percorso interdisciplinare, dove professionisti, enti e istituzioni collaborano per custodire la memoria dell’antico». Un punto determinante anche per il presidente dell’Università degli Studi di Enna “Kore” Cataldo Salerno: «A differenza di quanto si pensi, alcune figure, come architetti e ingegneri, si sono miscelati e sono stati protagonisti dello sviluppo del territorio e della valorizzazione del patrimonio: ne sono una conferma le numerose opere riconosciute dall’UNESCO».
Passato e presente sono stati raccontati da Edoardo Tortorici (già ordinario di Topografia Antica UniCT), Massimo Cultraro (dirigente di Ricerca de Consiglio Nazionale delle Ricerche ISPC), Massimo Frasca (già docente di Archeologia della Magna Grecia e della Sicilia UniCT), Flavia Zisa (docente di Archeologia Classica della Kore), Carmelo Russo (ingegnere libero professionista), Giovanna Buda (architetto già dirigente del Parco Archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle delle Aci), Veronica Leone (vicepresidente CNAPPC) e Alessandro Panci.
La riflessione finale della Leone pone sotto la lente d’ingrandimento il patto sociale dell’Architettura, che deve essere al servizio dell’inclusione, restituire il patrimonio e l’identità, trasformando memoria e ricerca dell’archeologia in progetti in grado di migliorare la qualità di vita e dell’abitare.
