
CATANIA – Un tesoro archeologico nel cuore antico della Sicilia; un luogo “nascosto” nell’entroterra che raccoglie la testimonianza di quello che eravamo, capace di farci comprende cosa siamo diventati e come. È il Museo regionale di Marianopoli (in provincia di Caltanissetta), che si apre al visitatore come un luogo magico in cui vengono mostrati oggetti preziosi e senza tempo: manufatti in ceramica e in metallo, monete e accessori di artigianato; reperti archeologici frutto di ricerche condotte nei siti di Montagna di Balate e Monte Castellazzo, vicini al centro abitato, tra il 1970 e il 1980, e che testimoniano come questi centri furono influenzati dalle grandi culture del passato. Anzi, ne fecero proprio parte.
«Grazie a questi ritrovamenti – spiega Rosalba Panvini, responsabile del Servizio Museo Interdisciplinare Regionale di Caltanissetta/assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana – è stata tracciata in maniera completa la storia della frequentazione di quest’area della Sicilia interna. Documentazioni storiche risalenti al VI – V secolo a. C. e una ricca produzione di ceramiche dal ricco materiale decorativo, in cui tipi e forme imitano i modelli importanti del mondo greco, provano in modo inconfutabile che questi luoghi sono stati sede di colonizzazioni rodio – cretesi. Recuperare il territorio tagliato fuori dai percorsi turistici e proiettarlo verso una maggiore conoscenza anche a livello nazionale deve essere un obiettivo da perseguire con ogni mezzo».
Già, un’Isola da scoprire: intatta, autentica e ricca di cultura. Il convegno di Marianopoli, nella sede di Palazzo Sikania, segna la tappa finale di un intenso percorso di riscoperta del nostro patrimonio archeologico, che è iniziato venerdì scorso a Catania con il convegno “Santuari indigeni di Sicilia e Magna Grecia. Modelli, organizzazione e regime delle offerte a confronto”, e che mira a mettere in luce l’immensa ricchezza di un territorio poco conosciuto e a rilanciarlo nell’ambito di un percorso turistico culturale. Un approfondimento certosino, durato tre giorni ma che in realtà condensa anni e anni di studio in questo vasto e affascinante settore, che ha visto la fattiva collaborazione di archeologi, scienziati e studiosi di fama internazionale, con un ampio seguito di studenti universitari provenienti da diversi atenei italiani. Un evento realizzato grazie ad una collaborazione tra il Servizio Museo Interdisciplinare Regionale di Caltanissetta, il Cnr-Ibam Catania, l’Università degli studi di Catania (Facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze della Formazione – Dipartimenti Processi formativi e di Scienze Umanistiche), la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e il Comune di Marianopoli.
«Il lavoro di rete è alla base di ogni progetto e l’operatività nasce solo dalla sinergia di intenti. Bisogna lavorare avviando una collaborazione tra operatori degli impianti ricettivi, enti locali, associazioni di settore e Enti pubblici solo così avremo modo di promuovere il nostro territorio», sottolinea il sindaco di Marianopoli Calogero Vaccaro che ha anche annunciato che dal prossimo mese di maggio Palazzo Sikania sarà la sede del nuovo Museo Territoriale che includerà i due attuali siti: Archeologico e Etnografico. Un esempio da imitare quello di Marianopoli che, credendo nello sviluppo del territorio, ha avviato con altri quattro comuni del comprensorio – Vallelunga, Villabate, Resuttano e S. Caterina Villamorsa – un Consorzio per promuovere le ricchezze del comprensorio. «In un raggio di 30 km il turista può trovare tutto, alberghi, musei e natura incontaminata» afferma Vaccaro.
Marianopoli, dunque, diventa una tappa importante per scoprire la preistoria siciliana e di una civiltà che sembra quasi essersi cristallizzata. «Se sulle strade e la mobilità bisogna ancora recuperare – conclude il sindaco – grazie alla tecnologia e all’informatica da oggi Marianopoli si apre al mondo».
