CATANIA – Un girotondo di colori, di forme, di materia, di arte senza limiti espressivi. Avvolte e illuminate dalla pietra bianca dei portici del Chiostro di Levante dell’ex Monastero dei Benedettini, le opere degli architettiartisti dell’Associazione Ligne et Couleur sono state le protagoniste di “Mediterraneo – Common Ground”, la XXI Esposizione Internazionale che quest’anno ha fatto tappa a Catania dal 23 al 28 luglio. Circa cinquanta i lavori provenienti da ogni parte d’Europa. «Quest’evento dimostra come la nostra città possa essere un punto di riferimento di respiro internazionale – ha commentato il presidente dell’Ordine degli Architetti Luigi Longhitano durante il finissage di ieri sera- una città mediterranea ma con aspirazione mitteleuropea. E poi, parafrasando Vitruvio, l’architetto non è un pittore ma l’arte del disegno gli appartiene». E tra l’azzurro del mare, il rosso dei lapilli e il grigio della lava di “mamma” Etna non si può dire che Catania non sia una città colorata, oltreché accalorata, e che, anche grazie alla sua storia, non sia ideale per raccontare il Mediterraneo, «che non è solo un luogo fisico – ha aggiunto la curatrice della mostra Laura Puglisi – ma il nostro modo di essere.
Ancora una volta ringrazio l’Ordine per aver creduto e sostenuto questa iniziativa. È stato un piacere in questi giorni vedere tanti turisti che tra l’atro hanno avuto modo di visitare il chiostro e conoscere il nostro patrimonio. Inoltre la grande famiglia degli architetti artisti si è allargata ad alcuni colleghi siciliani che hanno aderito all’associazione». Perché a volte “le linee” non bastano e la tentazione di lasciarsi andare all’estro è sempre dietro l’angolo. Pittura, installazioni, fotografie. Come l’opera della catanese Claudia Cristaudo, un collage di ortofoto – tipico strumento dell’urbanistica – che rappresenta il Mediterraneo come un unico tessuto urbano, una macrocittà che “avvicina”, con un solo colpo d’occhio”, tutte le terre che lo circondano. O come l’opera del veneziano Daniele Zannin, una sequenza di foto-denuncia che riproducono uno spaccato di una calle veneziana, e in particolare riprendono l’uscita delle grandi navi da crociera dal Canal Grande verso il porto. Un altro collage, questa volta di cartoni ritagliati, è il contributo di Daniele De Luca, tedesco di origini italiane, che vede e racconta questo mare come un gioco di luci e ombre creando un contrasto di colori che rimane subito impresso nella memoria. Poi ci sono le installazioni, arte che si nutre di spazi, come l’opera della presidente dell’associazione italiana Ligne et Couleur Lucia Lazzarotto, un esteso colorato e divertente groviglio di fil di ferro intrecciato a materiale “spiaggiato”, di recupero. Come ha spiegato «ho voluto raccontare in maniera ludica questa unione di culture, questo luogo di commercio e scambi». E di spazio ne prende l’installazione della curatrice Puglisi coadiuvata da Carmelo Caragliano, un vero e proprio tappeto di lava con legni essiccati al sole, pietre di spiaggia e una canottiera che di questo mare rappresenta uno dei capitoli più tristi e attualissimi della sua storia. Com’è tradizione dell’Associazione, la manifestazione si è conclusa ieri con la premiazione di due architetti artisti siciliani, il compianto Pasquale Culotta e il fotografo Carmelo Nicosia, nella sede delle Biblioteche Riunite Civica e Ursino Recupero. In un momento in cui tutto barcolla e l’Europa affronta una crisi davvero epocale, l’arte sembra un porto sicuro, una risorsa da cui ripartire. Come ha concluso il presidente Longhitano: «Se, come si legge in Dostoevskij, il bello salverà il mondo, allora saranno gli architetti a farlo».