
MISTERBIANCO – Sacralità, teologia, architettura: esiste un intimo legame tra il modo di costruire un edificio sacro e il pensiero degli uomini. Basta ammirare la facciata di una chiesa per rendersi conto che ogni dettaglio racconta la storia dell’umanità: passaggi importanti tra le linee dei pilastri e i vetri delle finestre, che esprimono tensioni e aperture tra un’epoca e l’altra. Un patrimonio – quello dell’architettura ecclesiastica – che rischia di essere vanificato dal tempo e dalla “disattenzione” dell’uomo. Su una tematica così intima e allo stesso tempo pubblica si è incentrata ieri (sabato 31 marzo) la conferenza “La dimensione del sacro”, che ha inaugurato la seconda edizione della mostra “Le fabbriche del divino” – organizzata dall’Associazione culturale “Officina 21_Workshop of landscape” e dall’Associazione turistica Pro loco di Misterbianco grazie all’intervento della sua presidente Rosalba Mollica – a cui l’Ordine e la Fondazione degli Architetti della provincia di Catania hanno offerto il patrocinio insieme al Comune di Misterbianco e all’Associazione disegno industriale (Adi) – Delegazione Sicilia.
Un’occasione di riflessione su un tema caro agli architetti catanesi che da oltre un anno promuovono ad avviare il progetto “Un architetto adotta una chiesa”. «L’anno scorso a Paternò nel giorno di Santa Barbara, patrona degli architetti – racconta il presidente dell’ordine Luigi Longhitano – abbiamo lanciato l’iniziativa che è rimasta irrealizzata, nonostante Catania e i paesi della provincia annoverino 700 chiese comprese nelle tre Diocesi. Lancio un appello a Monsignor Gristina e ai vescovi delle Diocesi di Acireale e Caltagirone affinché ci venga concesso di mettere in cura questo patrimonio prima che venga irrimediabilmente disperso».
Un concetto, quello dell’importanza del lavoro degli architetti nel recupero di un patrimonio storico, espresso anche dal presidente della Fondazione Carlotta Reitano, che ha anticipato le relazioni del presidente di Adi – delegazione Sicilia Vincenzo Castellana, di padre Miguel Cavallé Puig, del reverendo prof. Giuseppe Bellia e della docente di Composizione della facoltà di Architettura dell’Università di Catania Zaira Dato, moderati dal giornalista Carmelo Santonocito.
«La professionalità degli architetti definisce il volto urbano della città: è una skyline connessa ai concetti di sacralità e teologia, oltre ad avere un’importanza anche dal punto di vista dello sviluppo economico. I professionisti attraverso il restauro potrebbero avviare un indotto in grado di garantire lavoro anche ad altri settori» afferma il presidente Reitano, che insieme a Stefania Marletta e Francesco Finocchiaro, ha curato l’organizzazione della mostra: una ricca collezione di ricerche, progetti e opere, che riguarda chiese, conventi, arredi, mausolei, altari e monumenti che rientrano nell’ambito del “divino”, dai primi del ‘900 ad oggi. «Come laboratorio di ricerca abbiamo voluto sposare la causa dell’architettura ecclesiastica, simbolo dal forte valore aggiunto» conclude l’architetto Marletta.
La mostra resterà aperta sino a sabato 14 aprile nelle sale della Pinacoteca comunale di Misterbianco (piazza Mazzini), tutti i giorni dalle 17.30 alle 19.30.
Il comitato organizzativo è composto inoltre da Sabrina Tosto, Vincenzo Castellana e Rosalba Mollica.
