INGEGNERI, LE NOVITÀ DELLA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA

convegno_ingCATANIA – Interpretazione e applicazione. La legge regionale 5/2011 approvata lo scorso 26 aprile propone un nuovo sistema di regole sul procedimento amministrativo che sta facendo discutere e che verosimilmente lo farà ancora per la vastità delle tematiche introdotte. Novità che da una parte snelliscono e modernizzano l’apparato burocratico regionale, ma dall’altra lasciano dubbi sull’attuazione di alcuni procedimenti importanti.


«La Legge regionale non introduce sostanziali novità rispetto alla normativa di riferimento (legge nazionale 241/90) sull’argomento della “sburocratizzazione” – sottolinea Carmelo Maria Grasso presidente dell’Ordine degli Ingegneri etnei, promotore insieme al presidente della Fondazione Santi Maria Cascone, del convegno che si è svolto ieri (27 maggio) al President Park Hotel – questa iniziativa assume un importante significato politico perché vede contemporaneamente presenti  sia gli ingegneri dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, che i liberi professionisti».
Il presidente Grasso raccogliendo le istanze dell’intera categoria chiede a voce alta leggi snelle che intervengano su una reale semplificazione, cosa ben diversa dalle normative che tendono alla “sburocratizzazione”: «La legge attuale soprattutto in materia urbanistica e di lavori pubblici lascia troppi spazi alle interpretazioni e quindi rende difficile la nostra attività: la politica traduce male le esigenze dei cittadini con pessime leggi, che tra l’altro vengono troppo spesso modificate». Coordinati dal giornalista Piero Maenza hanno preso parte al convegno anche il direttore generale del Comune di Catania Maurizio Lanza, il vice presidente dell’Ordine catanese dei Commercialisti Roberto Cunsolo e il presidente della sua Fondazione regionale Vincenzo Patti. «Da tempo abbiamo creato una sinergia con l’Ordine degli Architetti e oggi abbiamo voluto allargare questa intesa con i Commercialisti. La reale semplificazione e la certezza di tempi immediati per il rilascio degli atti amministrativi è oggi una esigenza sociale che chiediamo prima come cittadini e poi come professionisti, se non vogliamo irrimediabilmente e di fatto staccarci dall’Italia e dall’Europa», conclude Grasso. «Le novità introdotte nella normativa regionale finalizzate alla semplificazione e alla trasparenza amministrativa avranno significative ripercussioni nelle attività dei liberi professionisti e nei tecnici che operano all’interno delle pubbliche amministrazioni – spiega Santi Maria Cascone – vogliamo con questo incontro fornire un’occasione di riflessione e confronto sull’attuazione di un nuovo quadro normativo che, solo se ben posto in essere, potrà contribuire a un processo di modernizzazione del territorio».
Ha dissipato i dubbi dei professionisti soprattutto sull’attuazione della Scia – la “Segnalazione certificata di inizio attività” che consente l’avvio del progetto insieme alla presentazione dell’istanza – e sulle novità relative allo sportello unico per le attività produttive e di valutazione della dirigenza regionale, Agatino Cariola, ordinario di Diritto costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania. Il professore attraverso un excursus storico sulla legislazione nazionale e siciliana ha spiegato punto per punto le novità: partendo da normative già esistenti inserite nella legge cui fare riferimento e dissolvendo ogni possibile quesito. «La Scia che prende il posto della Dichiarazione di inizio attività (Dia) – sottolinea Cariola – in Sicilia si applica in base al rinvio dinamico. Di fatto rimane invariato l’impianto fondamentale della legge sul procedimento amministrativo, dovremo soltanto abituarci a vivere con una complessità di richiami. Alcune norme erano già applicabili nel nostro ordinamento, ma adesso occorrerà fare maggiore riferimento alla disciplina nazionale».
«La legge pur non avendo grandi contenuti innovativi rappresenta una opportunità per le pubbliche amministrazioni al fine di dare massima certezza sui tempi burocratici e sulla efficienza degli apparati amministrativi. Le P.a. devono avere la capacità di far sì che questa legge venga vista come un’opportunità di sviluppo e non come una minaccia» conclude Maurizio Lanza.


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