MIMMO CALABRO’, COSI’ TI RICORDIAMO….

Ciao mimmuzzo
Dove sei? A Roma col ministro? Ma non dovevamo vederci un’ora fa per chiudere il micro? Sei sempre tu.. Ci vediamo quando torni. Ma quando torni? Non lo sai? Vabbè, ti aspetto quando vuoi, tanto dove sono lo sai…

mimmo

Questo era Mimmo, semplicemente Mimmo. Con i suoi mille impegni, le sue cento idee, i suoi dieci minuti al bar Trento per discutere di questo o di quel progetto che poi – in un modo o in un altro, tra un’edizione della Gazzetta e un viaggio last minute – riusciva sempre a portare a termine. Oggi il suo telefono è staccato. Mimmo non risponde più. Ma come? Il signor Alfredo lo doveva vedere per fare gli ultimi ritocchi alla veranda, per riparare l’auto, per attaccargli i cavi della tv. Come facciamo senza le sue indicazioni? Sì, perchè lui era un uomo pratico, antitecnologico, ma deciso. Voleva fare tutto e subito. Cambiava spesso marcia. Amava ogni tanto spegnere il motore, mettere la freccia da un lato e decidere all’ultimo minuto di non girare. Ma sapeva sempre dove direzionare il volante. Quello stesso volante che ieri sera non ha sterzato più. Negli ultimi mesi aveva un frullatore nel cervello, mille iniziative da centrifugare e assaporare, per aprire un nuovo capitolo della sua vita: trasferirsi a Roma, ricominciare da zero, voltare la prima pagina di un nuovo libro della sua esistenza giornalistica. Perchè lui lo diceva sempre: il giornalismo delle vecchie inchieste, quello delle interviste ai pentiti, che conservava in copia cartacea gelosamente nei cassetti… non esiste più. È un dato di fatto, bisogna adeguarsi. Bisogna costruire un nuovo modo di comunicare, come quella mostra sulle mafie per le scuole, che stavamo costruendo insieme. Che doveva raccontare il mondo di ieri, ma con occhi rivolti al futuro. Ma Mimmo non risponde più. Deve fare i conti con un’altra avventura, meno misera e malinconica di quella umana. Mimmo era buono. E generoso. Come la sua voce. Dolce. Come quando parlava al telefono con suo figlio.
Questo è il ricordo più vivo: un appuntamento di lavoro che si trasformava in un momento utile per risolvere un problema, magari stupido come l’infiltrazione di acqua nei muri del mio ufficio. Quello che gli piaceva tanto com’era arredato.

Ciao Mimmo dove sei? A Roma col ministro? Ma non dovevamo vederci un’ora fa per chiudere il micro? Noi ti continueremo ad aspettare. Anche se ormai al telefono non rispondi più.

Tutto il bene mio
e di I Press

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