ARCHITETTI,RIQUALIFICAZIONE OASI SIMETO

incontro_oasi_del_simetoCATANIA – A ridosso della foce del Simeto, che a grandi linee interessa la zona conosciuta come Vaccarizzo, a sud di Catania, sorgono costruzioni edilizie che rischiano di alterare l’equilibrio idrogeologico dell’Oasi del fiume. Si tratta di una questione annosa, spesso condotta su complesse carte burocratiche dato che, a seconda della zona coinvolta, la competenza spetta al Comune o alla Provincia di Catania.  La Regione Siciliana, dal canto suo, dal 2002 studia una normativa per regolamentare gli interventi sulle coste dell’isola. È del 9 novembre 2011 il nuovo testo per la “legge di riordino e riqualificazione”, secondo cui il limite per edificare sul territorio costiero viene prorogato a 150 metri dalla battigia del mare.  Tale proposta ha causato chiari disaccordi da parte dei rappresentanti dei professionisti siciliani interessati – ingegneri, architetti e geologi – i quali ritengono il disegno di legge (ddl) «un semplice paravento al desiderio di sanare l’insanabile».  

 

Una visione più ampia è invece quella adottata dall’Ordine degli Architetti di Catania che, pur non distaccandosi dal parere collettivo regionale, crede fermamente che «l’intervento più opportuno sia il ritiro immediato dell’attuale ddl a favore di un provvedimento che prenda in considerazione l’interno governo del territorio, non solo quello delle coste dell’isola» ha affermato il presidente dell’Ordine Luigi Longhitano. Ritornando alle problematiche dell’Oasi del Simeto ciò si tradurrebbe alla tutela dell’intera “città-fiume”, quella che da Vaccarizzo di estende fino a Bronte, passando per Paternò e Adrano, tutti paesi che fin dall’antichità si affacciano sulle sponde del Simeto. «Perché intervenire solo su una frazione quando i benefici più duraturi possono essere tratti solo dall’interesse per l’intero sistema-Simeto? – ha continuato Longhitano – non è il migliore approccio quello di tamponare i singoli disastri ambientali sul tira e molla di sanatoria sì o sanatoria no. È fondamentale un progetto generale che riqualifichi tutta la zona dell’Oasi, sebbene piuttosto estesa. È il legame fra le diverse parti che porta ai risultati concreti». Dalle parole ai fatti, l’Ordine ha invitato – venerdì 2 dicembre – presso la propria sede tutti gli enti che operano e studiano su questo particolare territorio, erano presenti infatti: la soprintendente dei Beni Culturali e Ambientali di Catania Vera Greco, l’incaricato da parte del Comune per la tutela dell’Oasi Matteo Arena, la docente di Composizione della facoltà di Architettura dell’Università di Catania Zaira Dato, il presidente di Inarch Sicilia Franco Porto, il docente di Diretto Costituzionale della facoltà etnea di Giurisprudenza Agatino Cariola, e numerosi professionisti che da anni lavorano ai diversi progetti per la trasformazione urbana dell’Oasi del Simeto. Ha moderato i loro interventi il dirigente dell’Ottava Unità operativo della Soprintendenza BB.CC. nonché componente del Consiglio degli Architetti Benny Caruso. «Lo scopo di questo incontro è far dialogare finalmente le diverse parti coinvolte – ha dichiarato il presidente Longhitano – per lavorare in sinergia, attraverso una comunione d’intenti che faciliti gli iter burocratici e politici, e consideri il territorio nella sua interezza. È infatti necessario tendere a un uso del territorio coerente con le esigenze produttive e insediative, prevenendo ogni forma di scempio paesistico, armonizzando le risorse economiche con la vita sociale. Bisogna quindi procedere al recupero progettuale della trasformazione del paesaggio antro-geografico secondo l’ottica dell’architettura. Siamo i primi ad aver favorito questo confronto il quale, siamo certi, farà compiere a tutti importanti passi in avanti per la bellezza architettonica e paesaggistica della nostra terra».

 

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