SALUTE MENTALE, “INSIEME ONLUS”: «I PAZIENTI NON PAGHINO IL PREZZO DELLA BUROCRAZIA»

Lirosi: «Nessuna contestazione sulla qualità del servizio. I cittadini con disabilità psichica non possono essere scaricati dai Servizi Sociali del Comune per un disguido burocratico»

CATANIA – La Cooperativa Insieme Onlus, che da quasi trent’anni gestisce a Catania due comunità alloggio dedicate a persone con disabilità psichica, denuncia una situazione definita «gravissima», che coinvolge 16 utenti fragili ospitati in Viale Andrea Doria e Via Tripolitania, «oggi a rischio di interruzione della continuità assistenziale e abbandono». Le due comunità (20 posti letto a regime) rappresentano le prime esperienze storiche dell’assistenza territoriale catanese. Nate nel 1997, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici, hanno accolto nel tempo persone provenienti dagli ex manicomi o da situazioni di forte marginalità sociale e sanitaria. E da allora le strutture risultano convenzionate con il Comune di Catania in maniera continuativa.

Il problema non nasce da contestazioni sulla qualità del servizio o sui requisiti delle comunità, «ma da una vicenda di carattere procedurale legata al rinnovo dell’accreditamento nell’ambito di una procedura che, ad oggi, non risulta disciplinata da una specifica normativa regionale. Quest’ultima, infatti, prevede la stipula di convenzioni, come da legge regionale 22/1986, che trova la Cooperativa assolutamente in regola», dichiara Francesco Lirosi, presidente di Insieme Onlus. «La salute mentale non può essere affrontata con logiche esclusivamente burocratiche: richiede responsabilità, continuità e sensibilità istituzionale».

A sostegno della causa è intervenuta la Consulta Dipartimentale per la Salute Mentale, il presidente Enrico Orsolini evidenzia la gravità della situazione e richiama la necessità di tutelare la permanenza degli utenti nelle strutture, evitando trasferimenti pregiudizievoli che «possono rappresentare un concreto rischio di regressione», e a seguito di interlocuzioni istituzionali ha certezza che il Comune di Catania potrà porre in essere in breve tempo ogni strumento in suo potere per evitare ogni inconveniente per gli utenti.

La Cooperativa sottolinea inoltre che «il Comune sarebbe stato pienamente consapevole dell’assenza di posti disponibili in altre strutture accreditate della città» e del fatto che gli utenti avessero formalmente espresso la volontà di non essere trasferiti: «Parliamo di persone fragili – prosegue Lirosi – che vivono da anni nelle nostre comunità e che rischiano un grave scompenso psichico se allontanate dal proprio ambiente di vita. Nonostante questo, invece di trovare una soluzione amministrativa che garantisse continuità assistenziale, gli uffici dei Servizi Sociali del Comune – dopo proroga di due mesi – hanno scelto di interrompere i ricoveri in maniera impropria. Da marzo 2026 “Insieme” continua a sostenere autonomamente i costi dell’assistenza pur di evitare dimissioni traumatiche “forzate”, incompatibili con le condizioni cliniche degli utenti. Una situazione che non è più sostenibile. La questione diventa ancora più incomprensibile se si considera che le modalità di dimissione sono disciplinate dallo stesso Patto di Accreditamento sottoscritto dal Comune, che prevede espressamente il parere vincolante del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp. Non comprendiamo quindi come si possa arrivare a una revoca dei ricoveri senza tener conto delle condizioni cliniche delle persone coinvolte, anche alla luce della recente modifica all’articolo 20 della legge regionale 22/1986, introdotta su proposta dell’on. Giuseppe Lombardo».

La norma stabilisce che i Comuni sono obbligati a stipulare convenzioni con enti iscritti all’albo regionale sulla base dei ricoveri disposti dall’autorità sanitaria o giudiziaria, qualora non vi sia gestione diretta del servizio. «La legge oggi è chiarissima – conclude Lirosi – e stabilisce un principio preciso: i cittadini con disabilità psichica restano in carico ai Comuni e non possono essere abbandonati o scaricati per un problema burocratico. Qui non si sta discutendo di numeri o procedure, ma della vita di persone fragili che rischiano di perdere casa, equilibrio e punti di riferimento terapeutici costruiti in anni di lavoro».

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