“SARCOMA GROUP” COME CURA TUMORI OSSEI

MSK_12_ottobre

CATANIA – «I tumori ossei, anche se sono patologie numericamente contenute, hanno un forte impatto sociale perché provocano alta mortalità e gravi problemi di gestione del paziente. Il mondo radiologico italiano studia da anni questo settore medico e ha ottenuto conoscenze e tecnologie talmente avanzate da essere riconosciute e apprezzate a livello mondiale».

 

Il presidente incoming della Società italiana di Radiologia medica (Sirm) Carlo Masciocchi, spiega con queste parole l’importante risonanza pubblica del Corso che oggi è domani si sta svolgendo al Palazzo della Cultura di Catania e che riunisce oltre 250 specialisti provenienti da tutta Italia e dai paesi del Mediterraneo. I dati da lui presentati palesano ancora di più la valenza sociale delle attività mediche condotte: «Fino a 10 anni fa, nel campo degli osteosarcomi, si contava una percentuale di mortalità del 75 percento entro i 5 anni dalla diagnosi. Oggi la situazione è totalmente ribaltata: la percentuale entro i 5 anni è l’80 per cento di sopravvivenza». Un miglioramento così significativo è stato possibile grazie a un processo di integrazione tra le branche mediche coinvolte: oggi la tendenza infatti è quella di creare dei “sarcoma group”, equipe composte da radiologi, ortopedici, chirurghi, oncologi, patologi, radioterapisti e ricercatori di base che conducono insieme un trattamento multidisciplinare del tumore.

«La collaborazione della diagnostica per immagini, della radioterapia e delle metodologie che oggi contraddistinguono la radiologia italiana, è fondamentale per l’oncologia muscolo-scheletrica. Agire separatamente dalle altre branche diminuisce il livello di successo di sconfitta del tumore. Le dirigenze ospedaliere oggi prediligono purtroppo le telerefertazioni, la radiologia cioè “per corrispondenza”, per via digitale. Ma il contribuito della radiologia va oltre l’imaging» ha aggiunto Eugenio Genovese, alla guida della Sezione di studio di Radiologia muscolo-scheletrica della Sirm che ha promosso il Corso itinerante e di cui fa parte il responsabile scientifico del congresso Gianfranco Di Fede, direttore dell’Unità operativa complessa di Radiodiagnostica dei presidi di Giarre e Acireale.

Sul fronte dei tumori dell’osso, lo scenario catanese vede in prima linea l’Arnas Garibaldi, «dove si effettuano all’anno circa cento interventi su neoplasie ossee – spiega il direttore dell’Unità operativa di Diagnostica per Immagini, Neuroradiologia e Radiologia dell’azienda ospedaliera e presidente del congresso Antonio Scavone – gli esami di risonanza magnetica invece sono circa mille, così come le ecografie per patologie muscolo-scheletriche. Sono cifre che sottolineano l’alta professionalità espressa dagli esperti del mondo catanese e siciliano, e dimostrano come la radiologia ha smesso i panni della scienza puramente diagnostica per entrare a pieno titolo nel management terapeutico sia delle patologie articolari che oncologiche».

Oltre ai tumori ossei il Corso ha concentrato l’attenzione anche sulle distorsioni della caviglia, «tra gli elementi più frequenti che si rilevano nei pronto soccorsi – ha concluso Di Fede – il 20 per cento dei traumi articolari sono della caviglia. Questa è l’occasione per fare il punto della situazione a livello nazionale».

Il convegno vanta il patrocinio della Presidenza e dell’assessorato alla Salute della Regione Siciliana, della Provincia regionale, dell’Università, del Comune, dell’Asp e dell’Arnas Garibaldi di Catania, dell’Ordine etneo dei Medici.

www.cataniamsk2012.it

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