SVILUPPO, IL RUOLO DELLE FONDAZIONI

fondazioni_15_giugnoCATANIA – Scontri e incontri in una dinamica, quella familiare, che s’intreccia allo sviluppo imprenditoriale. Nelle aziende di famiglia, la delega, la fiducia, l’impegno, la passione e il potere richiedono una lettura particolare, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, dove la sostenibilità intergenerazionale è fattore che spinge l’economia e la crescita. Sono i numeri a dimostrarlo «se consideriamo che in Italia si contano ben 80mila imprese di famiglia, che devono modularsi seguendo non solo le relazioni interne, ma soprattutto le esigenze e i condizionamenti dettati dal mercato», così come ha spiegato l’economista Elita Schillaci, questa mattina, durante il convegno “Fondazioni, Family Reputation & Sostenibilità Intergenerazionale”, che all’ex Monastero dei Benedettini di Catania ha portato storie aziendali di successo, ma soprattutto storie di vita intrise di quel “familismo amoroso” che caratterizza i rapporti parentali.

Questi ultimi, infatti, non rappresentano un ostacolo ma, al contrario, un valore aggiunto: zii operosi, figli meritevoli, mogli che s’intendono di business e soprattutto padri di famiglia dediti alla progenie, ecco l’universo di valori che accompagna il passaggio di testimone da una generazione all’altra. Perché in un’impresa dove la gerarchia aziendale rispecchia l’albero genealogico e l’inclinazione della stirpe, il patrimonio non è fatto solo di capitale liquido ma di responsabilità sociale. Come quella che ha segnato le storie di Cristina e Luca Busi, madre e figlio a capo dell’azienda che oggi gestisce i prodotti Coca Cola nell’isola. Un rapporto, dosato sull’equilibrio tra unione e conflitto, come spesso accade con i genitori, che si è tradotto nel rilancio positivo sul mercato della propria realtà imprenditoriale. A Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, agli inizi del ‘900 ha avuto inizio invece il percorso professionale di Calogero Montante il quale trasformò la propria passione per il ciclismo in un’industria di biciclette, oggi diventata, nelle mani dei figli, leader nella produzione di ammortizzatori per veicoli industriali, come ha raccontato in rappresentanza del gruppo il dott. Pilati. Dal valore della «fiducia» è segnato invece l’esordio manageriale di Mimmo Costanzo nell’impresa di costruzioni di famiglia, la Cogip Holding, che oggi dirige. «Mio padre ha svolto un ruolo di tutor, mi ha istruito e incoraggiato, a volte sgridato, ma mai in pubblico» racconta Costanzo. «Le aziende devono essere flessibili sul mercato ma ferme nei valori, perché senza di essi non può nascere una realtà votata allo sviluppo» ha affermato Alessandro Scelfo da 62 anni alla guida di Etna Trasporti e presidente regionale dei Cavalieri del Lavoro. Da figlio e nipote unico, erede della Domenico Sanfilippo Editore, a padre di cinque figli: Mario Ciancio, direttore del quotidiano “La Sicilia”, ha sottolineato il bisogno di valori, oggi più che mai, nel mondo della comunicazione. Mentre il figlio Domenico, secondo cui «è più difficile ereditare che costruire ex novo», rivolge un pensiero alle madri delle dinastie imprenditoriali, che in questi ambiti hanno un ruolo silenzioso ma incisivo. La forte identificazione tra azienda e famiglia al comando e il desiderio di perpetuarla nel tempo sfociano nella creazione delle fondazioni, nate – secondo il notaio Carlo Saggio – «spesso per senso di gratitudine nei confronti del territorio che fa da scenario alla vita imprenditoriale di genitori e figli». Strumento eletto per affrontare il cambio generazionale nelle imprese, le fondazioni «devono essere istituite quando si ha ben chiaro lo scopo sociale che si vuole raggiungere» conclude Saggio. E così che – secondo uno studio di cui ha parlato il docente dell’Università di Catania Marco Romano – nascono fondazioni per mantenere il “mito di famiglia” e costruire la sostenibilità dinastica; o ancora fondazioni che enfatizzano il rapporto con la terra d’origine, con la cultura e il mestiere nell’intento di collegare il futuro alle radici. Vengono istituite per diffondere una visione quelle fondazioni che si adoperano per aiutare il prossimo in condizioni di povertà e svantaggio. Infine – sempre secondo gli studi condotti – si annoverano casi di manager di successo che si trasformano in imprenditori sociale. «Si sta diffondendo in Italia la “fondazionite”» ha affermato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, sostenuta dal Forum del Terzo Settore e dall’Acri, rappresentanza delle fondazioni di origine bancaria. «Questo perché a volte si pensa che costituendo una fondazione l’impresa conquisti una dimensione sociale. In realtà le aziende posseggono già una propria socialità: lo sviluppo del capitale umano, la diffusione di valori condivisi e la coesione tra il personale costituiscono risorse fondamentali nell’ottica della conquista e del mantenimento del vantaggio competitivo». Alla giornata di lavori – di cui le conclusioni sono state affidate al giornalista del Sole24Ore Nino Amadore – sono intervenuti inoltre il presidente di Confindustria Catania Domenico Bonaccorsi di Reburdone, il professore Giuseppe Speciale che ha portato i saluti del rettore dell’ateneo catanese Antonino Recca, il docente Giuseppe Vecchio, Flavio Ravera di Intesa San Paolo Private Banking, e il presidente di Giovani Imprenditori Confindustria Sicilia Silvio Ontario, che ha auspicato un maggiore spazio ai giovani per rinnovare le politiche aziendali.

 

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