
Novantatré artisti, dai grandi maestri del secondo Novecento alle nuove generazioni, riuniti nella collezione “Primedicopertina” di Gianni e Giusi Mirulla
Art La Rosa la porterà presto all’asta nella sua interezza: un patrimonio già documentato e catalogato che guarda a musei, fondazioni, enti pubblici e grandi collezionisti
CATANIA – Centotrentacinque opere, 93 artisti e oltre mezzo secolo di storia della ceramica italiana. “Primedicopertina”, la collezione che riunisce sculture e opere ceramiche dagli anni Cinquanta alla contemporaneità, è in mostra nella sua interezza da Art La Rosa (Catania), che lo batterà all’asta entro il 2026. Non una semplice successione di pezzi, ma una raccolta nata da un progetto culturale ed editoriale costruito nell’arco di oltre trent’anni: le opere sono infatti legate alle copertine di D’A – Design e Artigianato, Arti Applicate e Decorative. Un percorso iniziato nei primi anni Novanta e diventato nel tempo un vero archivio delle ricerche e delle sperimentazioni che hanno attraversato la ceramica contemporanea.
A comporre questa mappa della ceramica d’autore sono generazioni e linguaggi differenti: dagli scultori Marcello Fantoni, Ilario Fioravanti, Ivo Sassi e Carlo Zauli ai designer Antonia Campi, Tiziano Dalpozzo ed Ettore Sottsass, fino a Ugo La Pietra, Nicola Boccini, Paolo Polloniato e Tommaso Cascella e agli autori delle generazioni più recenti. Accanto agli italiani figurano artisti internazionali profondamente legati alla scena artistica italiana, tra cui Panos Tsolakos, Tomo Hirai, Philippe Artias e Lee Babel.
Maioliche, grès, terracotta e porcellane convivono con opere nelle quali la ceramica incontra altri materiali; sculture, forme astratte, oggetti liberati dalla funzione d’uso e sperimentazioni sulle superfici e sul colore documentano il progressivo superamento dei confini tra arte, artigianato e design. Una pluralità che rende la raccolta interessante non solo per il collezionismo privato, ma per musei, fondazioni, istituzioni ed enti pubblici: una collezione già strutturata e documentata, potenzialmente destinabile a un percorso espositivo permanente o a un primo importante nucleo di uno spazio dedicato alla ceramica e alle arti applicate. La storia comincia nel 1990, quando viene fondata D’A. La rivista nasce per raccontare arti applicate, artigianato e design e contribuire al dibattito su un settore che faticava allora a trovare spazi editoriali specialistici. È in questo contesto che, già dal 1991, prende forma Primedicopertina: la copertina diventa uno spazio dedicato all’opera e al suo autore. Negli anni, attorno alla rivista nascono incontri, collaborazioni ed esperienze espositive. Tra queste “Virtualità del vaso. Variabili varianti”, progetto ideato da Giovanni Mirulla e dall’allora direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza Gian Carlo Bojani e sviluppato, tra il 1994 e il 1997, in più cicli e in diverse città italiane, con il supporto editoriale e organizzativo dello stesso Mirulla. Gli artisti furono chiamati a confrontarsi liberamente con una delle forme archetipiche della ceramica, il vaso, e a sperimentarne nuove interpretazioni.
Anno dopo anno, le copertine diventano opere e le opere diventano collezione. Dal 2011 al 2023 il percorso si arricchisce inoltre delle ceramiche pubblicate sulle copertine de La Ceramica Moderna & Antica, diretta in quel periodo dallo stesso Mirulla: «Il punto di partenza erano gli artisti, le loro ricerche e il desiderio di raccontarle – sottolinea Gianni Mirulla – ogni copertina rappresentava un incontro e una scelta culturale. Solo con il passare degli anni ci siamo resi conto che quelle opere, viste insieme, stavano componendo qualcosa di più grande: una memoria della ceramica contemporanea. Oggi consegnare questa raccolta a una nuova fase della sua storia significa soprattutto cercare qualcuno che sappia conservarne l’unità e continuare a raccontarla». È proprio la visione d’insieme a restituire la portata del progetto. La collezione attraversa più di cinquant’anni di trasformazioni, mettendo in relazione maestri del secondo Novecento, designer e nuove generazioni.
È stata definita una “collezione sui generis”. Dietro le 135 opere c’è infatti anche la storia della trasformazione della ceramica nel secondo Novecento. A lungo ricondotta al campo delle arti decorative, dagli anni Cinquanta conosce una profonda evoluzione: la tradizionale separazione tra arte e artigianato si assottiglia, mentre artisti e designer ne esplorano le possibilità espressive trasformandola in terreno di ricerca autonoma. La materia non è più soltanto funzione: diventa scultura, installazione, narrazione, ricerca.
È il passaggio che Giacomo La Rosa, gallerista, curatore e direttore della Casa d’Aste Art La Rosa, ricostruisce nel suo contributo al catalogo: «La raccolta testimonia la metamorfosi della ceramica e il suo approdo nel sistema dell’arte e del collezionismo contemporaneo, in un percorso «da oggetto d’uso a forma d’arte, da prodotto artigianale a espressione collezionabile e museale».
Ed è proprio in questa prospettiva che la collezione assume un significato ulteriore. Art La Rosa ha scelto di proporre l’intero corpus in un’unica asta – in programma a dicembre 2026 – rivolgendosi a una platea che supera quella tradizionale delle vendite d’arte: musei, fondazioni, amministrazioni, istituzioni culturali e grandi collezionisti interessati ad acquisire non soltanto singole firme, ma una raccolta con una propria identità e una storia già documentata. «Quando ci siamo trovati davanti a questa collezione abbiamo capito che il punto non erano soltanto i singoli nomi, per quanto importanti – spiega La Rosa – il vero valore aggiunto è la relazione fra le opere, come sostiene anche Giovanni Mirulla. Sono 135 lavori con una storia culturale comune, una documentazione e un catalogo che consentono di ricostruirne il percorso. Separarli avrebbe il significato di perdere una parte importante di questo racconto. Si tratta di un progetto culturale già riconoscibile, che può essere esposto, studiato e valorizzato e che possiede le caratteristiche per diventare il nucleo di un percorso museale dedicato alla ceramica contemporanea e alle arti applicate».
Una prospettiva già evocata all’interno dello stesso catalogo. Il designer Angelo Minisci, coordinatore dell’indirizzo Design della LABA di Firenze, individua nella raccolta il potenziale per un “museo in progress delle arti applicate”, sottolineandone il valore non soltanto artistico, ma storico, culturale e documentario. A dare oggi forma e consistenza scientifica al progetto è anche il volume Primedicopertina, curato dalla storica dell’arte Gilda Cefariello Grosso e pubblicato nel 2025. Il catalogo ripropone anche i testi pubblicati negli anni come cover story, permettendo di ricostruire il contesto nel quale le singole opere furono presentate. Non è dunque soltanto il catalogo di 135 opere. È la documentazione di una storia costruita nel tempo.
Una storia cominciata oltre trent’anni fa con una scelta editoriale: mettere un’opera in prima pagina.
Il catalogo è anche visionabili online sul sito www.artlarosa.com
