Sembra una trama ideata da George Orwell. Ma non lo è. Perché se in quel “1984” telecamere e microfoni posizionati dappertutto controllavano i cittadini per evitare contrapposizioni politiche; in questo “2010” la novità è che l’attività di spionaggio, non solo la fa il “Grande Fratello” (e tutta la squadra di reality che è arrivata da lì in poi) ma viene attuata anche dai prof. Sì, perché l’occhio che tutto controlla si trasferisce dal piccolo schermo alle aule scolastiche. Un insegnate dell’Università di New York, infatti, si farà impiantare una microcamera sulla fronte per riprendere in diretta i suoi studenti. Non è un film di fantascienza ma – afferma il protagonista della vicenda – è un progetto artistico.
Le immagini catturate dalla microcamera, che verrà impiantata con un’operazione simile a quelle che si effettuano per mettersi un piercing, verranno trasmesse in streaming dall’altra parte del mondo: a un museo del Qatar e al Museo dell’Arte Islamica. Questa geniale iniziativa risponde al nome di Wafaa Bilal. Ed è di provenienza irachena. Il professor Bilal, assistente del corso di fotografia e immagine alla Tisch School of the Arts si farà incastonare l’aggeggio in fronte – con micropila incorporata – per “far riflettere sull’inaccessibilità del tempo e l’incapacità di catturare la memoria e l’esperienza”, ha spiegato ai giornali. L’esperimento, se ci saranno tutte le autorizzazione del caso, andrà avanti per un anno. Ma questo professore cosa si è messo in testa?